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Legge 251/2000 – Lo Spif Ar, aderente al CSE Sanità, incontra la conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome

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A seguito della nostra nota del 29 marzo (lettera_ministro_lorenzin-1), riguardante l’ “Applicazione della Legge 251/2000 e ss.mm.ii, istituzione dei servizi per le cinque aree professionali sanitarie e sociali, valorizzazione delle professioni e attuazione dell’integrazione socio-sanitaria”, il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Stefano Bonaccini, ha incaricato il Coordinatore della Commissione Salute, Ass. Antonio Saitta, e il Presidente del Comitato di Settore del Comparto Regioni-Sanità, Dott. Massimo Garavaglia, per un incontro (invito_conferenza_regioni-2) con la delegazione della CSE Sanità, per approfondire gli argomenti contenuti nella nostra nota.
Il 13 aprile 2016, presso la sede in Roma della Regione Lombardia, si è svolta, pertanto, la riunione tra il Dott. Massimo Garavaglia, Assessore della stessa Regione e Presidente del Comitato di Settore del Comparto Regioni-Sanità della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, e la delegazione della CSE Sanità – Federazione Professioni Sanitarie, Sociali, Tecniche e Amministrative, costituita dal Segretario Generale della CSE (Confederazione Indipendente Sindacati Europei) Dott. Marco Carlomagno, il Dott. Nicola Castelluccio, della Direzione Nazionale del Dipartimento SPIF AR e il Dott. Domenico Pellitta, Vice Segretario Generale del Dipartimento SUNAS.

Dopo un’ampia ed articolata esposizione del Segretario Generale della CSE, Dott. Carlomagno, relativa alla necessità non più differibile di applicare la Legge in oggetto, sia per ragioni di equità che per ragioni di efficacia e di sostenibilità economica, è intervenuto il Dott. Castelluccio, per il Dipartimento SPIF AR, il quale ha illustrato i danni e i ritardi dovuti alla mancata applicazione sul territorio nazionale della Legge 251/2000, attesa da tutte le professioni sanitarie e sociali e applicata – almeno sulla carta – solo dalla Regione Sicilia con L.R. n. 1 del 15 gennaio 2010 e successivo Decreto assessorile del 10 agosto 2012 (dei quali, a richiesta della parte pubblica, è stata consegnata copia).

La mancata applicazione della legge, a distanza di oltre 15 anni dalla sua approvazione, comporta l’impossibilità per oltre 600.000 professionisti della salute di operare con le dinamiche descritte in tale normativa e in diretta responsabilità con le amministrazioni e, soprattutto, con gli utenti.

Castelluccio ha illustrato in modo esaustivo come la mancata applicazione di tale normativa, pregiudichi lo sviluppo delle attività dei professionisti della salute e dei servizi offerti all’utenza, che, a causa del mancato riconoscimento delle competenze professionali e specialistiche, qualificate anche dai percorsi universitari e dalle tante specializzazioni acquisite nel tempo, risultano spesso impossibili da impiegare per l’anacronistico assetto organizzativo dei Piani Sanitari e delle Aziende Sanitarie Locali ed Ospedaliere.

Senza contare il fatto che, il mancato accreditamento diretto dei professionisti e degli studi professionali di Laureati in Fisioterapia e delle Professioni dell’Area Riabilitativa, come i Logopedisti, rende, specie in questa fase di crisi economica, con i conseguenti blocchi delle assunzioni, sempre più problematico l’accesso alle cure agli anziani, ai minori e ai non abbienti.

Da qui l’analisi e la descrizione di quanto avviene negli altri Paesi Europei ove la convenzione diretta dello Stato con i singoli fisioterapisti e con i loro studi associati è in atto da oltre trenta anni con rilevanti effetti sia sulla riduzione dei costi a carico del servizio sanitario nazionale che per quanto riguarda la qualità del servizio erogato e la capillarità della copertura dei servizi sul territorio.

Le tante innovazioni culturali, economiche e scientifiche, a fronte dei tanti ritardi e anacronistici modelli operativi dell’Italia pesano notevolmente sull’attuale gestione del SSN, e spesso sui singoli professionisti, nell’esercizio quotidiano del loro lavoro (a questo proposito sono stati, su richiesta della parte pubblica, consegnati numerosi documenti in materia).

Successivamente, per il Dipartimento SUNAS, è intervenuto il Dott. Pellitta, il quale ha esposto ampiamente la richiesta e le ragioni per la istituzione del Servizio Sociale Professionale nelle Aziende Sanitarie che, pur non essendoci un articolo dedicato nella legge n. 251, è stato successivamente disciplinato dalle disposizioni contenute nelle norme transitorie di cui all’art. 7, dopo le integrazioni introdotte prima con la legge 26 maggio 2004 n. 138 e poi con la legge 3 febbraio 2006 n. 27. Pertanto, allo stato,  non si vedono ragioni ostative alla realizzazione del disposto legislativo.

A tale proposito è stato ampiamente illustrato il percorso di riconoscimento giuridico e formativo acquisito, con la legge n. 84/93 e il decreto n. 328/2001 e, successivamente, con la riforma universitaria del 1999 (Decreto Ministeriale n. 509 del 3 novembre 1999), dalla cui applicazione sono nati la Laurea triennale e la Laurea Specialistica o Magistrale. Per ultimo con la legge n. 137/2012  è stato poi introdotto anche per gli Assistenti sociali il sistema obbligatorio dei Crediti Formativi (CF).

Pellitta ha spiegato la necessità di istituire le unità organizzative per tutti i servizi e per tutte le professioni di cui alla Legge n. 251/2000 ed ha illustrato, facendo qualche esempio pratico, le ragioni per le quali è indispensabile istituire il servizio sociale professionale, integrato ma autonomo rispetto a quelli delle altre professioni e, soprattutto, con un responsabile che sia espressione della professione. Ciò non tanto e non solo per rivendicare la previsione di posizioni dirigenziali – che pure è un’aspirazione più che legittima, specie all’interno delle attuali Aziende sanitarie, che ormai gestiscono una popolazione che si aggira sul milione di cittadini, tra cui le persone fragili sono sempre più numerose – ma per avere una organizzazione qualificata responsabile ed efficiente, che si faccia carico della presa in carico delle persone che si rivolgono ai Servizi Sociali e che, dunque, richiedono anche una direzione qualificata.

Pellitta ha anche illustrato la necessità di sviluppare il servizio sociale di comunità e ha illustrato il Progetto concordato con la FIMMG – la Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale – sulla sperimentazione della presenza dell’Assistente Sociale negli studi associati dei MMG, come previsto dal Decreto Balducci. Ha infine ricordato il Documentato sul Servizio Sociale Professionale in Sanità (di cui è stata consegnata copia), frutto del lavoro del Tavolo tecnico presso il Ministero della Salute nel 2010, realizzato con il concorso del SUNAS, del CNOAS e di tutte le altre OO.SS. allora rappresentative in sanità e fatto proprio dall’allora Ministro della Salute On. Ferruccio Fazio.

Il Dott. Garavaglia ha mostrato ampia condivisione per le varie tematiche trattate ed ha illustrato alcune iniziative già attuate sperimentalmente in Lombardia e in Emilia Romagna, dichiarandosi un convinto assertore della realizzazione di un sistema socio-sanitario più vicino ai bisogni e alle esigenze dei cittadini. Di estremo interesse l’indicazione di progetti mirati sul territorio, realizzati congiuntamente dalle amministrazioni pubbliche territoriali, volti alla ricerca dei bisogni socio-sanitari della comunità e al monitoraggio dell’erogazione dei servizi, al fine di migliorarne la qualità.

Le conclusioni le ha tratte il Segretario Generale della CSE Dott. Carlomagno, esprimendo il ringraziamento per l’invito ma anche per l’ampia disponibilità (la riunione è durata circa due ore) e per l’attenzione che il Dott. Garavaglia ha manifestato verso gli interlocutori e verso tutto ciò che la delegazione della CSE Sanità ha esposto.

Prima dei saluti è stata ribadita da entrambe le parti la necessità e l’opportunità di mantenere nel futuro un contatto non formale, ma fatto di interlocuzione reciproca, allo scopo di giungere non solo all’applicazione della Legge 251/2000 ma anche ad una diversa e più efficace organizzazione dei servizi sanitari e sociosanitari nelle Aziende Sanitarie.

Per quanto ci riguarda, ci siamo impegnati a produrre ed inviare, in tempi brevi, un documento complessivo sull’applicazione della legge, provvedendo anche ad aggiornare il Documento sul Servizio Sociale Professionale.

Il Collegio di Presidenza CSE Sanità



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